RICCARDI ANDREA
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Un'attenta analisi della Chiesa Copta in Egitto, dopo i terribili attentati a Tanta e Alessandria.

E’ incredibile e vile quanto è avvenuto in Egitto: donne, uomini, bambini in preghiera, indifesi in chiesa, uccisi dai terroristi. Eppure è successo nella Domenica delle Palme ad Alessandria e a Tanta. È stata opera probabilmente dell’Isis, che ha attaccato proprio in un giorno in cui i cristiani copti celebrano la festa con solennità e partecipazione. Per una coincidenza di calendari, quest’anno la Domenica delle Palme e la Pasqua cadono nella stessa settimana per tutte le Chiese. In un certo senso, l’Isis ha colpito tutti i cristiani, attaccando i più vicini e deboli.

Dobbiamo riflettere sul messaggio di questa Domenica di sangue. Oggi, in alcune parti del mondo, i discepoli di Gesù soffrono l’odio e la violenza, come lui stesso aveva preannunziato. Che vuol dire per i cristiani occidentali? I persecutori, cioè i terroristi, hanno parlato di "crociati copti". Mai i cristiani copti hanno fatto crociate o guerre. Al contrario, dopo l’invasione araba in Egitto hanno subìto molte umiliazioni che li hanno confinati a cittadini di seconda categoria. La sofferenza e l’umiliazione hanno segnato la loro storia. E il martirio: i copti cominciano a contare gli anni proprio dal martirio dei cristiani sotto Domiziano. In una storia dolorosa, hanno mostrato però un paziente e tenace attaccamento alla fede. Oggi sono un "popolo" consapevole della propria fede e del proprio ruolo in Egitto. Gli attentati non toccano solo alcuni cristiani lontani da noi. Lo fa capire bene papa Francesco che sta per andare in visita alla Chiesa in Egitto, mostrando come sia parte di una più larga comunione.

E il Papa copto, Tawadros, ha sentito la necessità di venire a Roma e incontrare Francesco appena eletto: gli ha confidato le sue pene. Da quel momento i rapporti tra i due Papi sono strettissimi. «Nel sangue dei martiri siamo già uniti», diceva Giovanni Paolo II, e Francesco lo crede profondamente. Ci vuole solidarietà. Ma anche s’impongono passi decisi verso l’unità. C’è soprattutto da imparare dai cristiani egiziani un modo di vita nella società, mite, fedele e non violento: i copti chiedono al Governo soltanto protezione e lotta al terrorismo. Colpisce come, nonostante i rischi, non rinuncino a frequentare in tanti le loro chiese e a vivere con intensità la passione e la risurrezione del Signore, facendo della liturgia il cuore dell’esistenza. È una grande testimonianza: rischiare la vita per la preghiera della Chiesa. Bibbia, liturgia, fede di popolo alimentano la vita dei copti, facendone una testimonianza per un cristianesimo occidentale talvolta distratto, vittimista o aggressivo.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 16 aprile 2017

 
28 Aprile 2017

Lanciano (CH), il 20ennale della Beatificazione di Zeffirino Jiménez Malla In tutto il mondo cattolico il 4 maggio si celebra il 20ennale della Beatificazione di Zeffirino Jiménez Malla, primo rom ad essere proclamato beato nella storia della Chiesa cattolica. In Italia le celebrazioni avranno luogo nella Chiesa di San Antonio a Lanciano (CH), il 4 maggio 2017 dalle ore 9:00 fino alle ore 18:00. Zeffirino Jiménez Malla, detto "El Pelè", è stato reso Beato il 4 maggio 1997 da Papa Giovanni II che lo proclamò "Patrono di tutti i Rom del mondo". Per celebrare la ricorrenza l'associazione Them Romano Nella Luce Del Beato "Pelè" con presidente Antonietta Spinelli, ha organizzato le celebrazioni nella Chiesa di San Antonio, dove interverranno molti esponenti del mondo rom e del mondo religioso, a partire da Monsignore Riboldi di Milano, promotore in Italia della santificazione di Zeffirino Jiménez Malla. Zeffirino Jiménez Malla, detto "El Pelè", visse un'infanzia con la sua famiglia che svolgeva un'attività lavorativa itinerante del commercio dei cavalli. Si sposò a 18 anni, ma non ebbe mai figli; adottò, però, una nipote che amò come tale, Pepita. Onesto commerciante di cavalli, fu molto rispettato sia all'interno del mondo gitano, tra i suoi amati rom, che al di fuori di esso. Morì come martire, nel 1936, durante la Guerra Civile Spagnola, dopo esser stato fucilato in un cimitero per aver difeso un sacerdote e il Rosario. Al termine delle celebrazioni, dopo le ore 16.00, sempre a Lanciano musicisti, ballerini e ballerine rom concluderanno la giornata con musica, danze e canti romanì in onore del Beato "El Pelè". l'associazione Them Romano Nella Luce Del Beato "Pelè" invita tutte e tutti a partecipare numerose e numerosi a questa importante celebrazione. Per maggiori informazioni potete contattare Giulia Di Rocco telefonando al numero 3923577386 o scrivendo diroccogiulia81@gmail.com


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