RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
UN ALTRO SEGNALE DI FRANCESCO: VESCOVI DI STRADA
di Andrea Riccardi

Cantiere aperto Le scelte del Papa sono un segnale per l`intero cattolicesimo italiano, alla vigilia del prossimo convegno nazionale di Firenze. C`è la volontà di continuare nel rinnovamento

La nomina dei nuovi arcivescovi di Bologna e Palermo è una sorpresa per il profilo dei due prescelti. Il nuovo vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, è un parroco siciliano che ha scritto un libro sulla Chiesa dei poveri secondo il Concilio Vaticano II: viene chiamato a una sede prestigiosa a cui erano inviati normalmente vescovi provati. A Bologna è stato nominato Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma, uomo dell'incontro, con all'attivo una storia di impegno per i poveri e per la pace in Africa. La nomina di questi due vescovi «di strada», ma anche del dialogo, è stata comunicata proprio il giorno anniversario della preghiera per la pace tra le religioni voluta nel 1986 da Giovanni Paolo II quasi trent'anni fa. Queste scelte sono un segno indicatore per l'intero cattolicesimo italiano, alla vigilia del prossimo convegno nazionale della Chiesa a Firenze. Avvengono anche dopo il Sinodo dei vescovi, quello in cui si è più discusso in tutta la storia di questa istituzione. Molti hanno ipotizzato, sia per il Sinodo sia per gli attacchi mediatici al Papa, una fase calante di un pontificato, finora caratterizzato da una lunga «luna di miele» con l`opinione pubblica. In realtà non sono le discussioni a spaventare o rallentare il Papa. Le avrebbe potute evitare introducendo una riforma sui matrimoni motu proprio. Certo, ha avuto qualche spiacevole sorpresa nei lavori sinodali («metodi non del tutto benevoli» - ha detto). Sono modi che, per lui, nascono dall`ideologizzazione della fede. Invece vanno superate «ogni ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive» - ha ammonito. Sono parole forti e chiare, unite all`invito a vivere ilVangelo come fonte viva, mentre c'è «chi vuole "indottrinarlo" in pietre morte da scagliare contro gli altri». In realtà Francesco sa che una Chiesa di un miliardo di fedeli, presente in mondi tanto differenti, ha bisogno di nuova articolazione e di più profonda coesione. Le differenze ci sono. Ma non si risponde con più centralizzazione, mostratasi, negli ultimi anni, in affanno nelle strutture vaticane. Il mondo globale da una parte unifica mentalità e costumi, ma dall`altra provoca radicalizzazioni delle identità. La Chiesa anglicana è arrivata al conflitto tra le comunità africane e inglesi. Per la Chiesa cattolica è un`altra storia, anche se i mondi che la compongono sono variegati. Al recente Sinodo, sono emersi blocchi, che ricordavano quelli nazionali degli antichi Concili (che però erano legati agli Stati). Si è vista la differenza dei vescovi dell`Est europeo dai colleghi occidentali.
Il rapporto tra Cristianesimo e nazione nell`Est, nonostante la secolarizzazione, è diverso dall`Ovest. I vescovi polacchi hanno fatto quadrato sulla famiglia, mentre le opinioni dei vescovi dell`Europa occidentale erano diversificate. C'è poi il blocco africano, non così compatto com`è rappresentato. L`Africa è ricca e complessa. Modelli d'inculturazione del passato sembrano arcaici per i giovani che aspirano a stili di vita globali. La famiglia africana non è più quella di una volta, come si vede dalle gravi difficoltà degli anziani a differenza di ieri.
Il Papa andrà prossimamente in Africa e proporrà la grande sfida della missione di fronte a quella delle sette e dell`Islam, ma pure in presenza di corruzione e diritti dell'uomo calpestati. Sta per aprire una nuova pagina del pontificato in un continente in cui la storia corre. Bisogna mettere insieme mondi diversi nella Chiesa. Francesco parla di «decentralizzazione», non per indulgere a spinte centrifughe, ma perché convinto che la complessità vada composta camminando insieme: «sinodalmente» ha detto. Il che non significa una Chiesa introversa che passa il tempo a discutere e litigare. Nemmeno la copia del regime sinodale ortodosso, incentrato sull`orizzonte nazionale.
Nel cuore di questo vasto e vario popolo, c'è il ministero del Papa: «Non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dell`unità» - ha detto Francesco, disponibile, come lo fu Giovanni Paolo II, a rivederne le forme di esercizio. Quindi non sono le mediocri «bombe» mediatiche né le discussioni sinodali a impegnare il Papa, bensì la realizzazione d`una Chiesa-popolo, non minoranza «pura e dura», globalmente unita in un mondo lacerato e conflittuale. È un grande cantiere - un processo, direbbe il Papa - a cui egli vuole associare vescovi «di strada», per dare coraggio a un popolo che continua a mostrare voglia di partecipare a questa stagione della Chiesa. In questa linea la nomina di monsignor Zuppi e monsignor Lorefice è un passo ulteriore.
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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