RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 

"Cercava la pace e il dialogo, ma sapeva essere forte e diretto". Andrea Riccardi sulla rubrica Religioni e civiltà di "Sette" del Corriere della Sera ricorda la figura di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador ucciso per aver difeso il suo popolo. Riccardi ripercorre le tappe, tortuose, che hanno portato alla sua beatificazione con Papa Francesco. 


Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, è stato un simbolo. Lo chiamavano già, poco dopo il suo assassinio, "San Romero delle Americhe". Fu assassinato il 24 marzo 1980, mentre celebrava la messa. L'uccisione fu voluta dai militari in collusione con la rozza oligarchia economica di El Salvador. 
Molti in America Latina s'identificavano con il vescovo ucciso, amico dei poveri, che aveva resistito al potere militare ed economico. Romero aveva parlato forte contro gli omicidi compiuti dall'esercito e dai paramilitari, anche se non aveva fatto sconti alla guerriglia marxista. Era il riferimento del povero popolo del Salvador, ostaggio della guerra civile: «C'è molta violenza, molto odio, molto egoismo», aveva predicato. «Ciascuno crede di avere la verità e getta sull'altro la colpa dei mali». 

Cercava la pace nel dialogo. Ma sapeva essere anche forte e diretto, come quando "ordinò" ai soldati di non uccidere, andando contro le gerarchie militari. La sua presenza impediva alla destra di giustificarsi con le ragioni dell'anticomunismo e della religione. 
Dopo la morte, la figura di Romero crebbe, richiamando il mondo sul dramma salvadoregno. Romero fu ucciso come un martire: non aveva lasciato il Paese per salvarsi la vita, come gli fu consigliato. Venerato dalla povera gente, divenne un eroe rivoluzionario per la sinistra, ma fu inquietante per la destra. Nella Chiesa latino-americana c'erano vescovi che osteggiavano la sua beatificazione, perché temevano canonizzasse la teologia della liberazione. Pochi vescovi si sono battuti in altro senso. 
Attorno a Romero, c'erano non solo contrasti, ma nebbia: meglio far decantare la vicenda - pensavano anche i non ostili. Ricostruirne la storia ha invece avuto una funzione importante. L'ha fatto con serietà lo storico Roberto Morozzo con un libro coraggioso, Primero Diós. Vita di Oscar Romero, collocandone la figura nella storia complessa del Salvador e della Chiesa. Un testo molto apprezzato in Centro America, come si è visto dai dibattiti durante la beatificazione nel maggio 2005. Lo riconobbe anche Benedetto XVI durante il viaggio in Brasile. 
Giovanni Paolo da parte sua, era incerto su Romero; non amava le divisioni tra i vescovi salvadoregni (quasi tutti contro l'arcivescovo); temeva le strumentalizzazioni politiche. Rispettava però il martirio. Nel 2000, per la celebrazione della memoria dei martiri del XX secolo, alla mia obiezione sul perché Romero non fosse ricordato, rispose: «Dicono: è un simbolo della sinistra». Ma poi lo inserì nel ricordo, parlandone come
"indimenticabile arcivescovo di San Salvador". 
Forse rammentava, quando, anni prima, in visita a San Salvador, aveva preteso di andare sul sepolcro di Romero contro il parere del governo, aspettando a lungo innanzi alle porte chiuse della cattedrale. E poi, entrato, aveva steso le mani sulla tomba, dicendo: «Romero è nostro». 
Il cardinale Bergoglio sentiva lo spessore della figura del martire. Ormai vicino alla pensione, confidò a un salvadoregno: «Se fossi Papa, Romero sarebbe santo». Il fatto è imprevedibilmente accaduto e Francesco ha proclamato beato Romero in un clima pacificato, fondandosi su un serio processo storico e sul martirio. Con Romero comincia il riconoscimento dei tanti martiri uccisi durante i terribili anni della violenza in America Latina.
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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