RICCARDI ANDREA
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Con il Giubileo straordinario, papa Francesco chiede ai cattolici una "conversione" alla misericordia e a una concezione della fede aperta ad essa 

L'8 dicembre prossimo, papa Francesco apre il giubileo straordinario dedicato alla "misericordia". È anche il giorno in cui cade il cinquantesimo anniversario della conclusione del Vaticano II, la cui attuazione è sentita da Bergoglio come un fatto di primaria importanza. I giubilei (i cosiddetti Anni Santi) si ripetono nella Chiesa cattolica ogni venticinque anni come tempo di rinnovamento della fede e di pellegrinaggio a Roma. È una tradizione che risale almeno al 1300 e si riallaccia al giubileo ebraico, che ha però un'altra dimensione. Dopo il Vaticano II, molti erano contrari a continuare questa tradizione di origine medievale. Il giubileo cadeva nel 1975, a dieci anni dalla fine del Concilio. Paolo VI invece volle l'Anno Santo e fu un grande successo. Nel 2000, il giubileo attrasse a Roma il maggior numero di pellegrini di tutta la storia degli Anni Santi. Giovanni Paolo II considerò il giubileo del 2000, come il culmine del suo pontificato. Avrebbe voluto farne l'inizio di una stagione di rinnovamento nella Chiesa, ma la sua malattia glielo impedì. Papa Francesco, 1'8 dicembre, apre un giubileo straordinario, non quello che cade ogni venticinque anni. L'annuncio è stato dato a sorpresa e senza grande preparazione. Il papa non vuole fare qualcosa di grandioso. Con il suo messaggio sulla misericordia, sta però preparando il giubileo fin dalla sua elezione. Ha voluto che si aprissero le "porte sante" (quelle che i pellegrini varcano) anche nelle diocesi del mondo e non solo a Roma, in modo che i cattolici possano raggiungerle facilmente. Ha anche chiesto che ci siano "porte sante" pure in luoghi di carità e solidarietà, come mense per i poveri o altro. Insomma il Giubileo - nella visione del papa - vuol essere l'espressione di un cristianesimo popolare segnato dalla misericordia, in un mondo attraversato da nuovi muri, conflitti, terrorismo e guerre. La misericordia vuol essere la risposta del popolo di papa Francesco alle tante crisi del nostro tempo. Si tratta di suscitare quell'umanesimo popolare cristiano, che Bergoglio ha recentemente prospettato ai cattolici italiani, riuniti a Firenze.
Il papa chiede ai cattolici una "conversione" alla misericordia e a una concezione della fede aperta ad essa. È un processo che mira a realizzare un volto più umano e materno della Chiesa. Con il giubileo, Francesco si rivolge direttamente al popolo cristiano. L'ha fatto varie volte negli ultimi tempi, anche quando gli scandali sui documenti trafugati in Vaticano hanno gettato ombre sulla Curia. Difficoltà e resistenze (interne ed esterne) non mancano al suo governo. Il Papa però non si lascia intrappolare nelle crisi dell'amministrazione o negli inciampi della gestione. Forse non ha elaborato un progetto riformatore, a differenza di Paolo VI che aveva vissuto lunghi anni in Curia e aveva meditato su come cambiare le strutture della Chiesa. Ma ha una visione ampia, che persegue fin dalla sua elezione, come un processo di cambiamento: quella di un cristianesimo capace di radicarsi nel messaggio del Vangelo in modo autentico e di incontrare la realtà del mondo contemporaneo. I passaggi chiave di questo processo d'innovazione sono la "conversione dei cuori" e la riforma della Chiesa. Questo vuol essere il Giubileo: una chiamata dei cristiani a vivere questi passaggi chiave, simboleggiati dalle "porte".
Il Papa vuole un cristianesimo capace di radicarsi nel messaggio del Vangelo in modo autentico e di incontrare la realtà del mondo contemporaneo.
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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