RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
Il Pontefice è andato in un continente instabile per parlare di pace, sfidando i pericoli di attentati Una reazione forte dopo i fatti di Parigi 
Moltissimi erano contrari al viaggio del Papa in Centrafrica e alla sua rischiosa esposizione a Bangui. Avevano ragione: c'è stato un vero rischio per la sua persona. I militari francesi avevano avvertito sull'impossibilità di controllare le fazioni e le tante armi in mano alla gente. Papa Francesco però è voluto andare a Bangui, rispettando il programma, anche la visita al quartiere musulmano (che suscitava le maggiori perplessità). Ha avuto un coraggio personale straordinario, rivelatore del senso profondo del suo ministero. Ha mostrato l'audacia di chi vive quello che crede.Non ha avuto paura di andarenella moschea centrale di Koudougou a proclamare: «Tra cristiani e musulmani siamo fratelli». È anche una lezione a noi europei spaventati del futuro, specie dopo gli attentati di Parigi. Francesco, con la visita in Centrafrica, ha dato un tono particolare al viaggio che ha avuto due precedenti tappe molto pastorali in Kenya e in Uganda. Ma in Centrafrica c'è stata la discesa agli inferi: una situazione fuori controllo, i rischi di conflitto religioso tra musulmani e cristiani, la fragilità delle istituzioni, l'insicurezza generale, i tanti profughi (alcuni incontrati dal Papa), la violenza e le anni, tanta miseria. 
Il Paese riassume in sé i mali del continente. Ha una storia terribile: basterebbe ricordare il tragico «impero» di Bokassa. Per la collocazione geopolitica, si riverberano sul Centrafrica l'instabilità dei vicini due Sudan, del Ciad e del Congo. Il Papa è sceso quasi nell'epicentro dell'instabilità, per parlare di pace. Francesco ha proclamato Bangui «capitale spirituale del mondo» all'apertura della Porta Santa della cattedrale (fatta di povero legno) e all'inaugurazione del Giubileo: «L'Anno santo della misericordia viene in anticipo in questa Terra» - ha detto. Quasi ce ne fosse bisogno subito.
Il tanto parlare di periferie da parte di Bergoglio (su cui qualche ecclesiastico ironizza) è concreto: il Giubileo comincia dalla periferia africana. Da qui il Papa ha parlato al mondo: «In questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia...»
La sua cattedra non è stata nella solennità dei marmi e dei canti della basilica di San Pietro. Le polemiche attorno alla vita vaticana sono lontane e ridimensionate. Per la prima volta la Porta Santa si è aperta in un «inferno» di violenze, rapimenti, odio, intrighi politici, corruzione, miserie. Liturgia e dramma della storia si sovrappongono. Francesco vede riassunte e simboleggiate in Centrafrica tutte le guerre, quasi fosse la concretizzazione di un «giubileo» della morte e della violenza, che dura da tanto e rischia di non finire. Il Papa ha risposto con il suo Giubileo, quello dell'utopia della misericordia. Non l'ha proclamato dal soglio vaticano, ma si è sprofondato in una crisi: così non solo è più credibile, ma ha iniettato una speranza che aiuterà il processo di pacificazione. 
Il Papa è stato nella moschea centrale nel quartiere sotto controllo dei Seleka, le milizie musulmane che hanno rovesciato il presidente Bozizé (sostenuto dagli antiBalaka cristiani) e il suo successore. Ha voluto incontrare tutte le parti di questa società in lotta e frammenti. La povera Bangui, sfregiata da anni di guerra, così insicura, è diventata «capitale spirituale». I centrafricani hanno sentito con orgoglio la fiducia che il Papa dava a un Paese screditato nella comunità internazionale. Nonostante il caos della situazione in buona parte fuori controllo, hanno tratto le conseguenze dell'apertura di credito di Francesco. 
La visita papale è stata un catalizzatore di istanze di pace. Le milizie si sono autoregolamentate. Tutti i candidati alle elezioni presidenziali del prossimo 13 dicembre - con la mediazione della Comunità di Sant'Egidio (leggi la news) hanno firmato un accordo che impegna l`eventuale vincitore a rispettare le regole democratiche. Sulla soglia dell'Anno Santo, l'anziano Papa, per la prima volta in Africa, stanco di un lungo e turbinoso viaggio, quasi come un mendicante, ha chiesto l'«elemosina della pace». Ha lanciato un appello che va al di là dei confini centrafricani: «Deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell`amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace». Da Bangui è venuta anche la risposta alla grave crisi aperta dagli attentati di Parigi: le diversità non giustificano i conflitti. Ha parlato anche delle divisioni tra cristiani come «scandalo davanti a tanto odio e tanta violenza che lacerano l'umanità». La proposta centrale del Giubileo è battere «la paura dell'altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico.., alla nostra confessione religiosa». Il Giubileo vuole creare - in mezzo ai popoli - una sintesi tra le diversità per vivere insieme. È l`ideale semplice e decisivo del Papa: «L`unità nella diversità» --- ha detto. Parole semplici e forti, corroborate da gesti coraggiosi. 
Editoriale di Andrea Riccardi sul Corriere della Sera del 1 dicembre 2015 

 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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