RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 

Il degrado, la spinta del Papa, la visione
 
Roma non sta bene. La gente è spaesata. Senza punti di riferimento. Non solo per i risultati dell`inchiesta su mafiacapitale, ma per un clima diffuso. Nelle periferie c`è molto vuoto.
Mancano corpi intermedi, comunità, capaci di raccogliere e proiettare in avanti speranze ed energie. Nelle difficoltà, ogni romano, specie se fragile, è tanto solo. La vita quotidiana è dura per molti. Anche per chi sta meglio, l'esistenza è disagevole: ci disamora di questa bella città, vivendo in mezzo al traffico, in quartieri non vigilati, tra strade piene di buche, con servizi inadeguati. Sembra - ma forse è solo un`impressione - che il carattere dei romani sia cambiato. Lo si vede nel traffico: ciascuno fa per sé, senza regole, contro gli altri... È una metafora quotidiana di Roma senza un comune destino. Il Campidoglio è impallidito, a dir poco, come riferimento. Le amministrazioni lavorano spaventate. Mancano i partiti, come in tanta parte d'Italia.
Ma qui, la storia del Pd è emblematica, se si pensa che è, in parte, l`erede di quel Pci che seppe coagulare le periferie della città su di un sogno. Il lavoro di Fabrizio Barca ha mostrato la poca qualità del tessuto aggregativo del Pd, ma come rigenerare i partiti? Roma ha bisogno di tanto: di governo ma anche di visioni. Karol Wojtyla scriveva: «L'uomo soffre soprattutto per mancanza di visioni». La corruzione uccide le visioni, perché conferma che la realtà è solo denaro. Si è governato male a Roma. Senza visione. Il grande storico Theodor Mommsen, dopo la proclamazione di Roma capitale, ripeteva ai governanti: «A Roma non si sta senza propositi cosmopoliti». Aveva colto la natura di questa città: vivere in una dimensione più larga. È la sua dignità e la sua ricchezza. È la caratteristica della sede di un centro religioso universale. Certo, avere un`idea universale è un compito che si rinnova di tempo in tempo.
Negli anni Settanta, di fronte alla crisi delle periferie, quel grande pastore che fu il cardinal Poletti (poco ricordato) rinnovò il rapporto della Chiesa con il mondo periferico:Roma, città malata, andava guarita. C`era un`idea di Roma e un sogno. Allora c`era chi parlava di riscatto politico. Poi ci fu Giovanni Paolo II, innamorato di Roma, che ne evocava il nome, insistendo sulla vocazione universale: Roma-Amor. Non che manchino a Roma energie, voglia di fare, brava gente. Ci sono le reti della Chiesa. Ma il mondo romano è in frantumi. Diffidente verso qualcuno che convochi gli altri. Qui non si tratta solo di aggiustare qualche coccio rotto. Ma ci vuole una grande rinascita. Papa Francesco - che ancora riesce a convocare i romani - lo ha detto per ben due volte, a partire dal 31 dicembre 2014, dopo l'emersione di mafiacapitale: ha chiesto «una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale...». Ha aggiunto: «Occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!». Una rinascita di Roma deve partire dai più deboli. L`inchiesta giudiziaria rivela come mafie, pezzi di amministrazione, mondo di sinistra e di destra, ma anche segmenti di cattolicesimo, si fossero serviti dei poveri. Nessuno ha chiesto perdono agli sfruttati di Roma. Un po` attoniti, tanti sono rimasti nel proprio ambiente: spesso i migliori. Forse nelle ore difficili, non basta fare solo il proprio dovere. Tra tanta pochezza di "idee universali", Domenica scorsa è risuonata di nuovo la voce del Papa: Roma, «anche a seguito di alcune ben note vicende, ha bisogno di una vera e propria rinascita morale e spirituale. E questo è un compito molto forte». Il Papa interpreta un`esigenza ulteriore a quanto si fa normalmente: la rinascita di Roma. Se c`è mafia a Roma, a Roma non c`è stato un movimento antimafia come altrove. La magistratura prova ad amputare pezzi corrotti. Ad altri tocca far risorgere il corpo. Da dove cominciare? Se l`amministrazione comunale si presenta in grave difficoltà e la politica è ammalata, che resta? Tanta gente non accetta che Roma finisca così. Se questa gente non saprà trovar voce, tutto finirà nell`ennesima manifestazione di populismo, la più estenuata. L`urgenza è tale che le tante energie sane, e di speranza, di Roma devono superare la linea di preoccupata riservatezza che si sono imposte, spaventate dal degrado della scena pubblica. Questo è avvenuto in altri momenti della storia della città. Bisogna aprire una stagione "costituente" per Roma.©
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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