RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
«Secondo la tradizione giuridica rabbinica, un atto ripetuto 3 volte diventa chazaqà, consuetudine fissa» - così ha detto il rabbino Di Segni nel tempio di Roma. Alludeva alla terza visita di un Papa alla sinagoga, quella di Francesco: «Il segno concreto di una nuova era dopo tutto quanto è successo nel passato». Ormai la visita è un passaggio decisivo per i Papi, segno dell'«imprescindibile legame» tra Chiesa e ebrei (per usare le parole di Francesco). Davvero un'era nuova.
Gli ebrei romani, per secoli, sono stati costretti all`umiliazione durante il corteo del Papa neoeletto verso il Laterano. Oggi invece la Chiesa li cerca come fratelli che conosce da vicino. Il Papa, nella parte più toccante del suo discorso, ha condiviso il dolore degli ebrei di Roma per la deportazione nazista (fatto molto sentito dalla comunità): «Le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate».
L'«imprescindibile legame» non è un'astrazione: «Non accogliamo il Papa per discutere di teologia», ha spiegato Di Segni. Ha aggiunto: «Accogliamo il Papa per ribadire che le differenze religiose non devono però essere giustificazione all'odio e alla violenza, ma ci deve essere invece amicizia». Di Segni ha fatto un discorso non formalmente dialoghista ma denso di responsabilità. Quella a cui i leader religiosi sono chiamati innanzi al terrorismo, ma pure ai grandi vuoti della società. Il senso di urgenza del rabbino ha trovato eco nel Papa, che ha dichiarato con forza come la violenza sia «in contraddizione con ogni religione degna di questo nome». La fede faccia crescere ha aggiunto Francesco - la «benevolenza» verso ogni persona.
Una santa alleanza tra religioni? In realtà giunge a maturazione il processo inaugurato da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, quando auspicò «energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace... che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia». I processi nel mondo religioso non sono facili né lenti, ma spesso irreversibili.

Andrea Riccardi
 
21 Luglio 2017


 
19 Luglio 2017

Andrea Riccardi è la persona giusta per la Presidenza della Società Dante Alighieri? Libera Chiesa in libero Stato e... dimissioni del Riccardi dalla Presidenza della Società Dante Alighieri. Giosuè Carducci, il fondatore, aveva una visione diametralmente opposta del ruolo che La Dante deve svolgere in Italia e nel mondo per difendere l'italianità, da quella del Riccardi,.. troppo papalino. Il Signor Riccardi occupa diverse cariche e svolge diversi ruoli. Trovo difficile riconoscermi in tutte le posizioni che egli prende pubblicamente, soprattutto quando si esprime come Presidente della Sant'Egidio. Il Signor Riccardi è ANCHE Presidente della Società Dante Alighieri fondata da un laico come Giosuè Carducci. La laicità è stata da allora una costante della Società Dante Alighieri. Lo è ancora? La difesa della italianità nel mondo non deve avere una connotazione cattolica, come spesso avviene ora. Da Presidente della Dante di Montreal non mi sento rappresentato dal Signor Riccardi che sottolinea nei suoi numerosi e frequenti interventi il suo apostolato sociale di chiara radice cattolica. Tengo a sottolineare che i soci della Dante di Montreal sono di diverse origini etniche e di diverse fedi religiose (tra cui l'ebraica). Cosa fare oer evitare di far corrispondere italianità con cattolicesimo? Il Signor Riccardi prenda in seria considerazione la possibilità di rassegnare le sue dimissioni come Presidente della Società Dante Alighieri. NON è la persona giusta per il ruolo che occupa. E lo dico senza nessuna offesa nei suoi confronti.


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