RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 

Le voci dai grandi porti al crocevia del dialogo fra le civiltà: meeting internazionale con Sant`Egidio di Enrico Paradisi -  LIVORNO

 

«Non dobbiamo costruire muri per difenderci, ma costruire una cultura policentrica che crei un`orizzonte di pax mediterranea». E` lo spirito di "Medì", voci e prospettive del Mediterraneo a Livorno, la due giorni di meeting internazionale, organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio e iniziata ieri alla Goldonetta. Al centro lo sviluppo delle relazioni tra le città portuali del Mediterraneo, intese come collettori di speranze di vita, porte aperte ai flussi di uomini e merci, e simboli di un pluralismo che in fondo è parte integrante di ognuna di esse. Un confronto di un modello esperenziale che deve servire per ridurre le distanze. Dopo i saluti del vescovo Giusti e dell'assessore regionale Grieco, la sintesi di Andrea Riccardi, fondatore di Sant'Egidio, nella sua relazione introduttiva ai lavori è limpida: il Mediterraneo è un "mare-ponte", un mare delle complessità, composto dalle mille strade del dialogo e dello scambio, dove non c`è un Nord cristiano e un Sud musulmano, ma dove tutto si intreccia e dove le città portuali uniscono, grazie alla loro storia. Una cultura, quella dei porti, che si contrappone a quella dei "muri" e che è anche una cultura di pace perché «i porti non amano le guerre». E ha aggiunto: «A Livorno mi piace venire perché ha l'anima aperta agli orizzonti del Mediterraneo». Tunisi, Tangeri, Barcellona, Marsiglia, Genova, Civitavecchia, Lampedusa, Salonicco, Durazzo e Livorno, ogni realtà presenta sul piatto il proprio contributo sui temi che vanno dall`accoglienza dei profughi, al nuovo volto delle città dovuto al cambiamento demografico, e alla relazione tra porto e città nella programmazione istituzionale. «Il porto è contaminazione, ma troppo spesso osserviamo che porto e città vanno a due velocità differenti», è intervenuto il sindaco Nogarin riprendendo il tema della fruibilità delle aree portuali, che non devono essere intese come una cesura con la città ma devono essere abbracciate per portare cambiamento .«Il Mediceo deve essere restituito a tutti i livornesi perché non sia un non-luogo», ha ribadito, tornando poi anche sulla questione del gran- de bacino di carenaggio («pensiamo sia una prospettiva per il futuro compatibile con Porta a mare e con i cantieri che ci sono già»). Adolfo Romagosa, direttore di Porto 2000 a Barcellona, ha spiegato il progetto di integrazione tra porto e città che si deve aprire alle opportunità creando un collegamento biunivo co con servizi e formazione professionale, e in cui i cittadini sono i primi clienti e fruitori del loro porto. Mentre Antonio Cozzolino, sindaco di Civitavecchia, ha parlato del suo porto leader delle crociere, cresciuto troppo in fretta rispetto alla crescita della sua città, con un gap culturale che deve essere colmato. Infine la sfida per Khalid Benomar, responsabile progetti del porto di Tangeri, è quella di uno sviluppo del porto che aiuti la crescita del Paese.

Il convegno 
Il programma
Gli oratori
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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