RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 

In un Paese con grandi contraddizioni politiche e finanziarie cresce una generazione di ragazzi preparati, estranei ai vecchi conflitti

Parlare di Africa solo come terra di povertà e guerre è un errore. L`Africa di oggi è complessa, ricca non solo di risorse, ma anche d'`intraprese economiche. Eppure è segnata da grandi miserie, differenti però da quelle di ieri: le miserie delle grandi città, largamente fatte di slum, dove si accalca una popolazione rapidamente urbanizzata. E poi l`Africa ha tante storie diverse, da paese a paese, con percorsi politici differenti.
Ho conosciuto l`Africa negli anni Ottanta attraverso il Mozambico, da poco indipendente dal colonialismo portoghese. Il Mozambico, un paese di 25 milioni di abitanti nell`Africa australe, rappresenta bene il lungo viaggio non senza dolori - dalla povertà all`età delle opportunità. Negli anni Ottanta, governava il regime marxista del Frelimo, il movimento di liberazione che aveva conquistato il potere con il collasso del colonialismo portoghese nel 1975. Un ricordo, per me, incancellabile è la fame che incontrai nel paese. Il grande mercato di Maputo, la capitale, era vuoto di tutto e si vendeva solo pesce secco. Poche le macchine; tutti andavano a piedi. Il Paese, non molto dopo la guerra di liberazione, piombò in una guerra civile, conclusasi nel 1992. Le città erano isolate e, nella campagna, era forte la violenza della Renamo, un movimento antigovernativo, sostenuto dai sudafricani. Il Mozambico, amico dei paesi dell`Est ma in buoni rapporti con l'Italia della Dc e del Pci, era uno dei paesi più poveri del mondo.
Avvenne una "divina coincidenza" - come disse il presidente Chissano - che convinse, all`inizio degli anni Novanta, il governo ad aprire al pluralismo democratico e la guerriglia a optare per le trattative. In realtà ci fu una lunga e difficile mediazione tra governo e Renamo, durata più di due anni a Roma. Fui mediatore in quel negoziato, che si tenne a Sant`Egidio, con alcune personalità di spicco: l`ex sottosegretario italiano Mario Raffaella e Matteo Zuppi (ora arcivescovo di Bologna).
L`unico mozambicano, accanto ai tre mediatori italiani, era l`arcivescovo di Beira, Jaime Concalves, la cui presenza rappresentava una garanzia per la Renamo, diffidente a uscire dalla clandestinità. I negoziati furono anche una scuola di politica, per chi credeva solo alla forza delle armi. La pace venne il 4 ottobre 1992, fumata a Roma. I mozambicani, che avevano avuto un milione di morti in quella guerra, aspettavano con ansia la pace: non si viveva più. Nonostante tanto odio, non ci furono vendette nel paese. Cominciò la storia della democrazia. Mi commosse vedere in Parlamento la Renamo, come partito di opposizione, seduta accanto al Frenino: si passava dal conflitto armato a quello politico. Il Frelimo ha sempre vinto le elezioni nazionali. La Renamo, invece, ha accusato la sua scarsa integrazione nella gestione del potere. Ci sono stati ventiquattro anni di pace. Il paese è cresciuto. I mercati sono pieni. La ricchezza circola, anche se ci sono ancora grandi povertà. E` stata scoperta una delle più estese riserve mondiali di gas offshore, probabilmente il terzo polo produttivo mondiale di gas naturale. Secondo stime, dal 2020 - inizio dello sfruttamento delle riserve - l`economia mozambicana potrebbe crescere del 24% l`anno. Ma bisogna realizzare strutture. E il Mozambico vive una crisi finanziaria, cui si aggiunge la crisi politica sull`orlo del conflitto armato. Il leader della Renamo, che firmò gli accordi di pace del 1992, ha ripreso la via della foresta: accusa di frode elettorale il presidente Nyusi (eletto un anno fa) e minaccia la guerra. Risorgono i vecchi demoni della guerra civile. Eppure è cresciuta una generazione di giovani preparati e connessi, estranei ai vecchi conflitti. Anche la democrazia è una storia che deve crescere. Quella mozambicana deve aggiornarsi, fare spazio, trovare nuovi equilibri. La guerra è sempre la strada peggiore. Ora il Paese vive momenti di ansia. Ma è possibile che si torni al passato dopo più di venti anni di pace? La recente scomparsa di monsignor Goncalves ha dato luogo a vaste manifestazioni di cordoglio per quest`uomo di pace: esprimono forse la volontà di un popolo che non vuole tornare al passato.
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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