RICCARDI ANDREA
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Dalla Siria all'India è tempo di fermare i massacri compiuti dagli estremisti

I cristiani, ancora qualche anno fa, avevano l'immagine dei persecutori, non dei perseguitati. Quando, negli anni Novanta si ricordarono i cinquecent'anni della Conquista dell'America, si parlò d'un cristianesimo impostosi con la forza (certo, non solo) alle popolazioni del continente. Gli europei, quindi i cristiani, erano visti come persecutori. Oggi la percezione è cambiata. Anche perché il cristianesimo non è europeo, ma in larga parte nel Sud del mondo e povero. Gli stessi cristiani europei sono stati perseguitati, come in Unione Sovietica e nell'Est: centinaia di migliaia sono stati eliminati perché credenti e considerati strutturalmente ostacolo al regime socialista. Pure in anni recenti, i cristiani sono stati uccisi in Occidente, perché argine alle mafie e ai poteri oscuri, come don Pino Puglisi, assassinato a Palermo nel 1993.

Ma la vera persecuzione è fuori dall'Europa e nel Sud del mondo. In Medio Oriente, i cristiani hanno una storia bimillenaria a partire dalle origini. Sopravvissuti a vicende molto dure, alle invasioni araba e mongola, al regime ottomano, sembrano alla fine proprio nel XXI secolo. In Iraq dal 2003 la popolazione cristiana (circa 800.000) si è più che dimezzata. Il patriarca caldeo Sako denuncia 1200 cristiani assassinati e 100.000 fuggiti sotto la pressione dell'Isis (e 62 chiese distrutte).

In Siria la situazione è gravissima: molti cristiani sono tra i profughi nei Paesi vicini. Altri, finiti sotto il controllo dell'Isis, hanno subito vessazioni, tasse imposte e, in taluni casi, la condanna a morte per il rifiuto di convertirsi. La presenza cristiana in Medio Oriente sta finendo e questo mondo, senza i cristiani, sarà più integrista.

I cristiani soffrono in tutto il mondo, come in Pakistan, dove - a Lahore - il terrorismo ne ha colpito una settantina in una Pasqua di sangue. Molti sono gli attentati ai cristiani in India da parte del fondamentalismo indù. In Nigeria, Boko Haram e gli estremisti hanno ucciso 11.500 cristiani, provocato l'esodo di più di un milione e distrutto 13.000 chiese. Però, ovunque, i cristiani sono pacifici, non armati, anzi favoriscono la convivenza con altre comunità etniche e religiose.

Perché, allora, sono colpiti? Spesso ucciderli è un'esibizione di «potenza» degli estremisti in una specie di sacrificio d'innocenti. In altri casi, i cristiani sono di fatto un argine a un regime di paura, corruzione o controllo totalitario. Vengono eliminati, tanto non reagiscono. Un fenomeno così imponente e sanguinoso non può lasciare indifferenti. Esige responsabilità dagli Stati (dove i cristiani vivono) e dalla comunità internazionale. E' uno dei grandi dolori del nostro tempo.

Andrea Riccardi sul Corriere della Sera del 30/04/2016

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