RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
Editoriale di Andrea Riccardi su "Sette - Corriere della Sera" del 6 maggio 2016

Il Papa delude chi vuole una Chiesa impegnata a denunciare tutto l'Islam, invece lui ha una visione "evangelica" e non etnica del cristianesimo

La visita di papa Francesco a Lesbo il 16 aprile scorso ha ricevuto molta attenzione. Il Papa ha mostrato vicinanza ai rifugiati. Ha anche inviato un messaggio all'Europa e ai suoi governanti: non bisogna aver paura del popolo che bussa alle porte del continente. La soluzione - ha ribadito - non sono i muri, dietro cui l'Europa si spegne, ma i "ponti". I muri, oggi, non sono una metafora, ma una realtà concreta. Inoltre, il papa ha portato con sé dodici profughi siriani (musulmani), come ospiti suoi e del Vaticano. Molti i commenti positivi. C'è stata commozione. Non sono mancate critiche aspre. Innanzi tutto la scelta dei musulmani, che hanno lasciato l'isola con il Papa.
Francesco è stato accusato di trascurare i cristiani d'Oriente, specie siriani, perseguitati negli ultimi anni o quantomeno esuli come i loro concittadini musulmani. In realtà il Papa è intervenuto molto a favore dei cristiani orientali. La verità è che molti vorrebbero un Papa che denunciasse i musulmani come pericolo per il continente e minaccia per il cristianesimo: una nuova invasione e una "quinta colonna" eversiva. Lui ha spiegato sull'aereo che lo riportava a Roma: solo i rifugiati musulmani avevano i documenti in regola per venire in Europa ed è stato impossibile accogliere alcuni cristiani per motivi legali: «Tutti sono figli di Dio», ha concluso.
Non che il Papa sia inconsapevole della radicalizzazione di taluni settori musulmani in Europa. Infatti ha detto: «Alcuni dei terroristi che hanno compiuto attentati sono figli e nipoti di persone nate in Europa. Che cosa è successo? Non c'è stata una politica d'integrazione. L'Europa deve riprendere questa capacità d'integrare, sono arrivate tante persone nomadi e ne hanno arricchito la cultura». Francesco delude chi si aspetta da lui un'identificazione tra Europa e cristianesimo (com'è sostenuto nell`Est europeo, specie in Ungheria ma anche in alcuni ambienti polacchi). È ben lontano da chi vorrebbe una Chiesa impegnata a denunciare tutto l'islam, magari ricordando l`epopea cinquecentesca della battaglia di Lepanto, dove la flotta "cristiana" benedetta dal Papa sconfisse quella ottomana. Il Papa ha una visione "evangelica" e non etnica del cristianesimo. E poi nutre fiducia che società aperte e consapevoli della propria identità possano integrare chi arriva. È la storia bisecolare della sua Argentina e non solo. Non si tratta di una posizione utopista, perché Bergoglio conosce le difficoltà dell`integrazione, come ha detto. Da parte sua, crede che una Chiesa più viva sia un grande apporto all`integrazione e alla costruzione del futuro. Soprattutto pensa che i muri spengano i popoli che si riparano dietro di essi. Questa sensibilità si misura con un consistente "partito della paura" transnazionale. La stessa cancelliera Merkel ha fatto significative aperture ai rifugiati nei mesi passati ma, poi, ha dovuto tener conto degli umori dell'elettorato. Alle recenti elezioni presidenziali in Austria, alla prima votazione, ha trionfato il candidato dell'estrema destra (che va al ballottaggio), espressione della politica del muro. Popolari e socialdemocratici austriaci si sono messi a inseguire posizioni estreme sui rifugiati. Sono cedimenti che non pagano anche in termini elettorali. In questo quadro europeo, Francesco sarà un "profeta" isolato e utopista? Le Chiese devono prendere la parola con più forza. L'hanno fatto alcuni leader ortodossi ed evangelici. C`è bisogno di un movimento più largo e pensoso. La questione riguarda però tutti gli europei di qualunque posizione: che Europa vogliamo? I rifugiati oggi sono forse il test più importante per una visione dell`Europa di domani. La politica della paura può rassicurare per un momento, ma non garantisce il futuro.
 
19 Luglio 2017

Andrea Riccardi è la persona giusta per la Presidenza della Società Dante Alighieri? Libera Chiesa in libero Stato e... dimissioni del Riccardi dalla Presidenza della Società Dante Alighieri. Giosuè Carducci, il fondatore, aveva una visione diametralmente opposta del ruolo che La Dante deve svolgere in Italia e nel mondo per difendere l'italianità, da quella del Riccardi,.. troppo papalino. Il Signor Riccardi occupa diverse cariche e svolge diversi ruoli. Trovo difficile riconoscermi in tutte le posizioni che egli prende pubblicamente, soprattutto quando si esprime come Presidente della Sant'Egidio. Il Signor Riccardi è ANCHE Presidente della Società Dante Alighieri fondata da un laico come Giosuè Carducci. La laicità è stata da allora una costante della Società Dante Alighieri. Lo è ancora? La difesa della italianità nel mondo non deve avere una connotazione cattolica, come spesso avviene ora. Da Presidente della Dante di Montreal non mi sento rappresentato dal Signor Riccardi che sottolinea nei suoi numerosi e frequenti interventi il suo apostolato sociale di chiara radice cattolica. Tengo a sottolineare che i soci della Dante di Montreal sono di diverse origini etniche e di diverse fedi religiose (tra cui l'ebraica). Cosa fare oer evitare di far corrispondere italianità con cattolicesimo? Il Signor Riccardi prenda in seria considerazione la possibilità di rassegnare le sue dimissioni come Presidente della Società Dante Alighieri. NON è la persona giusta per il ruolo che occupa. E lo dico senza nessuna offesa nei suoi confronti.


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