RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 

La Birmania buddista costringe alla fuga i rohingya, di religione musulmana: cercano rifugio in Malaysia e Bangladesh. Ma anche lì scattano i respingimenti

Il 20 aprile scorso un barcone pieno di migranti è affondato al largo delle coste birmane con una sessantina di persone a bordo. Venti sono morti, tra cui alcuni bambini. 
Si tratta di rohingya, un'etnia birmana. Si parla pochissimo del loro dramma, pur trattandosi di un gruppo etnico tra i più perseguitati del mondo, secondo quanto affermano le Nazioni Unite. Il terribile incidente in mare non è il primo, anzi viene dopo molti altri e, probabilmente, non sarà l`ultimo, finché non si porrà seriamente attenzione al problema di questa gente. Sono lontani geograficamente da noi, ma vivono un`esperienza simile ai profughi sul Mediterraneo. 
Perché i rohingya fuggono? Dietro alla vicenda c'è un pesante conflitto etnicoreligioso tra maggioranza birmana e buddista al potere a Myanmar e minoranza rohingya di religione musulmana. Si tratta di un piccolo popolo, all`incirca un milione, che parla una lingua d'origine indoeuropea vicina a quelle bengalesi. Sono senza cittadinanza, senza terra, senza diritti. Il governo birmano li ha considerati a lungo stranieri, sostenendo fossero immigrati durante il dominio britannico. In realtà la loro residenza nello Stato birmano del Rakhine settentrionale (dove sono minoritari) pare molto più antica. 
Niente giustifica le incredibili limitazioni da loro subite, che - dopo la fine del regime militare birmano - sono impensabili per il nuovo governo democratico. Vivono in campi con una ridottissima possibilità di muoversi e di lavorare. Una vera condizione inumana.
Lo scorso anno, in una situazione di grave tensione interetnica, migliaia di boat people con a bordo famiglie rohingya hanno preso il mare cercando approdi migliori. Altri si sono rifugiati in Bangladesh (circa 200.000), dove un certo numero è stato respinto l`anno passato. La Malaysia e l`Indonesia, Paesi entrambi musulmani, hanno cominciato ad accogliere i boat people, ma poi hanno preso a praticare una politica di respingimento che ha causato tante morti in mare. Anche la Thailandia ha fatto la stessa scelta. La Malaysia ospita circa 45.00o rohingya nei campi. Di fronte alla pressione dei migranti, s`incrina la solidarietà di musulmani, come gli indonesiani e i malesi, verso altri musulmani come i rohingya (solo la provincia islamista di Aceh in Indonesia li ha accolti). 
La questione dei rohingya è rivelatrice di un volto "politico" del buddismo. II buddismo theravada, diffuso nell`Asia Meridionale e nel Sud Est asiatico, ha esercitato una forte pressione per la democratizzazione di Myanmar. Si ricordano le immagini delle processioni dei monaci buddisti con la ciotola in mano, che manifestavano contro i generali birmani. Tuttavia l'identificazione tra nazione e buddismo ha provocato anche fenomeni d`intolleranza verso i non buddisti, tanto che Time già nel 2013 denunziava la diffusione del "veleno fondamentalista" tra i monaci buddisti birmani e la loro lotta antimusulmana. In genere il buddismo ha in Occidente invece una generale immagine pacifica. Ma sono in molti a sostenere che l`espressione "fondamentalismo" vada oggi applicata non solo all`islam, all`induismo e al cristianesimo, ma anche al buddismo. 
Nella crisi che ha travagliato lo Sri Lanka, si è visto il forte ruolo politico di una parte del buddismo dell`isola, che ancora mantiene una forza notevole. Spesso, da parte buddista, si parla dell`islam come di una minaccia da cui difendersi. Qualcosa di simile a quanto si dice in Occidente. Ma che c'entrano i poveri rohingya con la minaccia islamica? La realtà è che sono veri paria asiatici, un popolo "invisibile" senza diritti e senza terra. Uno degli esempi più evidenti che ormai le migrazioni vanno non solo dal Sud al Nord del mondo, ma anche dal Sud al Sud. 

Questo articolo di Andrea Riccardiè apparso sul magazine "Sette" del Corriere della Sera del 13 maggio 2016
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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