RICCARDI ANDREA
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Comunque vada il referendum sulla Brexit, l'Unione deve ridefinirsi e trovare finalmente un rapporto con i popoli.

Restare o lasciare: è l'alternativa per l'elettorato britannico che va al voto il 23 giugno. Non è facile prevedere la scelta dei cittadini. Non riguarda solo gli abitanti del Regno Unito, ma tutti i cittadini dell'Unione. Sarebbe la prima volta che un Paese lascia la casa comune europea, dove - fino a ieri - tanti avevano l'ambizione di entrare. La democrazia britannica è diversa dalle altre europee. Questo marca in profondità leggi, mentalità, tradizioni, istituzioni. La Gran Bretagna ha un legame speciale con gli Stati Uniti e guarda ancora ad alcuni Paesi dell'ex impero, raccolti nel Commonwealth.

Ultimamente, il primo ministro David Cameron, mentre negoziava eccezioni alle regole di Bruxelles, ha ribadito che un'unificazione più stretta tra europei non è negli obiettivi del suo Paese. Del resto, sulle Isole si sta diffondendo la paura dell'invasione dello straniero. Innanzitutto dei non europei: quasi 5 milioni e mezzo di residenti, mentre altri sono stati bloccati con decisione a Calais. Si temono anche i lavoratori dell'Unione: 3.300.000 residenti, di cui 257 mila entrati tra il 2014 e il 2015 (ben 50 mila italiani).

Eppure non va dimenticato che un grande impulso all'integrazione europea è venuto da Winston Churchill, che ha lottato strenuamente durante la Seconda guerra mondiale perché il continente europeo non cadesse sotto il controllo nazista. Uomo di grandi visioni, Churchill, dichiarò nel 1946: «Dobbiamo costruire una sorta di Stati Uniti d'Europa». Da questo difensore ardente del Regno Unito e dell'impero britannico venne la proposta di un esercito europeo e di strutture unificanti. Ancora oggi una parte importante dell'opinione pubblica britannica resta favorevole all'Unione: i più giovani, gli operatori della City, gli scozzesi in maggioranza... Ma il voto è un'incognita.

In caso di Brexit, Christine Lagarde, che guida il Fondo monetario internazionale, ha previsto effetti negativi sull'economia inglese. Per l'Italia, pure, ci sarebbero difficoltà, perché il made in Italy sul mercato inglese rappresenta lo 0,8% del Pil italiano. Grave sarebbe la ricaduta politica sull'Unione. Altri Paesi seguirebbero il Regno Unito? 

In ogni caso, l'Unione deve ridefinirsi e trovare finalmente un rapporto con i popoli. L'Unione ha avuto effetti positivi sulla vita dei cittadini attraverso il welfare. Si pensi a quanto ha investito sulla Polonia. Ma che consapevolezza ne hanno i cittadini? C'è qualcosa che non funziona. Bisogna correre ai ripari con una nuova politica. 

Editoriale di Andrea Riccardi su "Famiglia Cristiana" del 19 giugno 2016.
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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