RICCARDI ANDREA
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Nella seconda metà del Novecento, in seguito alla decolonizzazione, furono gli Europei a tornare nei loro Paesi d'origine. Non sempre ben accolti

C'è stato un tempo non lontano, in cui i rifugiati dall'Africa non erano africani, ma "bianchi". Si diceva: "ritornano" in Europa, ma parecchi erano nati o discendenti di nati in Africa. Come parlare di ritorno? La loro storia nasceva con la colonizzazione. La partenza avvenne con la decolonizzazione. Spesso sono state tragedie per l'abbandono di una vita consolidata e l'inserimento in un paese che più che la madrepatria appariva come una matrigna.
È stato il caso dei "rimpatriati" dalle colonie del Portogallo: Angola, Mozambico, Guinea Bissau, Sào Tomé e Principe, Capo Verde. Il regime di Salazar, assieme a quello di Franco in Spagna, era sopravvissuto al nazifascismo. Aveva difeso strenuamente l'impero d'oltremare ben oltre la stagione della decolonizzazione. Qualificava le colonie come province d'oltremare, ma gli africani erano discriminati e poveri. Nelle colonie, viveva almeno mezzo milione di portoghesi, che aveva lasciato il Portogallo per lavorare e talvolta condurre una vita agiata. I movimenti di liberazione lottavano contro il colonialismo portoghese che, con la rivoluzione dei garofani, non poteva durare. Fu subito l'ora dell'indipedenza e mezzo milione di portoghesi - tra il 1974 e i11975 - dovettero
abbandonare case e lavoro. Parecchi non conoscevano la madrepatria. Intanto il Portogallo viveva una delicata transizione verso la democrazia. L`impatto fu doloroso per i rimpatriati, inseritisi a fatica in un paese povero. Restavano nelle ex colonie (divenute poi regimi marxisti) alcuni portoghesi dalla parte dei liberatori. Negli anni 8o, ho incontrato in Mozambico anche portoghesi poveri, che vivevano di stenti. Per le ex colonie, la partenza dei portoghesi -favorita dai nuovi governi- fu un`emorragia di personale qualificato. Me ne parlava come di un errore, all`inizio degli anni 90, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe. Eppure, anche lui, che ottenne l`indipendenza del suo paese nel 1980 contro il governo della minoranza inglese (che gestiva le terre migliori), avrebbe condotto una politica per cui i 296.000 "bianchi" su più di cinque milioni del 1980 sarebbero calati a meno di 30.000, emigrando in Sud Africa. Molto vasto fu l`esodo dei francesi dall`Algeria, nel 1962, con la fine della guerra di liberazione, iniziata nel 1954. Un milione di persone, il 10% della popolazione residente. L`esodo si svolse in condizioni caotiche in pochi mesi, nel 1962, in un clima di tensione dovuto alla lunga guerra. L`Oas, l`organizzazione militare clandesti- na per l`Algeria francese, fomentava rivolte e resistenze. I nazionalisti algerini (musulmani) premevano per la partenza dei francesi: alcuni con lo slogan, "La valise ou le cercueil", la valigia o la bara. I rimpatriati non furono tanto ben accolti in Francia, dove non si prevedeva un simile esodo. Sembravano gente particolare, sospettata di essere di destra, un po` estranea. Se ne andarono anche gli ebrei algerini, da tanto nel paese, che godevano tutti della cittadinanza francese: su 13o.000, la gran parte andò in Francia, 500o in Israele e qualcuno rimase in Algeria. Nel 199o, in Algeria, restavano 2000 francesi: molti anziani che non volevano vivere altrove. I "rimpatriati" si sentivano algerini, discendenti da famiglie da molto nel paese (che consideravano parte della Francia): li chiamarono pieds noirs ed erano anche gente povera. Uno di loro, lo scrittore Albert Camus, morto nel 196o, ha descritto efficacemente questo mondo. Lo storico francese Benjamin Stora ha raccontato la partenza della sua famiglia per la Francia: «... mia madre aveva pulito l`appartamento da cima a fondo, come quando partivamo per qualche giorno di vacanza. I miei genitori hanno a lungo conservato le chiavi del loro appartamento, come fosse impossibile accettare la partenza...».
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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