RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
La guerra ruba la vita e l'infanzia con violenza, bombe e restrizioni. Ma anche i piccoli che Daesh vuole trasformare in uomini "nuovi" sono schiacciati dall'odio 

Bisogna vedere la guerra in Siria (e ogni guerra) anche con gli occhi dei bambini. Nel 2013, visitando i campi dei rifugiati siriani in Libano, fui colpito dai disegni dei bambini in una scuola tenuta da due gesuiti: rappresentavano la casa perduta in Siria, spesso con figure violente o incendi. I bambini sono le vittime principali di questa guerra. Qualche giorno fa ne sono morti undici ad Aleppo per i terribili barili-bomba sganciati dagli elicotteri del governo. Nella parte governativa della città e in quella dei ribelli vivono 130.000 bambini. I più piccoli non hanno conosciuto nella loro vita altro che la guerra. La guerra ha rubato la loro infanzia. Ma i bambini non sono solo vittime delle violenze o delle restrizioni imposte dal conflitto. Sono anche attori di violenza: bambini soldato o kamikaze, come il ragazzo di Gaziantep, in Turchia, fattosi esplodere tra i curdi in una festa di matrimonio (tra gli oltre cinquanta morti: 29 bambini e adolescenti). A Kirkuk, un bambino con la cintura esplosiva è stato preso dalla polizia curda.

Si tratta dei "cuccioli del califfato". Così li chiama un video del Daesh, che mostra una classe di ragazzi vestiti di nero, che passano dallo studio alla violenza, uccidendo crudelmente sei ostaggi nell'antica fortezza di Rahba. Il video fa parte della propaganda sul web. Si vuole dare un'immagine eroica del ragazzo islamista per intercettare la ribellione dei giovani occidentali spaesati (non tutti di famiglia musulmana) e radicalizzarli, proprio quando il numero dei Foreign fighters adulti cala. I video di questo tipo sono parecchi: un anno fa, in uno di questi, ragazzi di 13/14 anni sparavano su 25 vittime nello storico anfiteatro di Palmira. Un altro, più recente, mostra cinque bambini (tra cui un britannico) uccidere cinque curdi con un colpo di pistola alla nuca. Purtroppo non è solo propaganda. Il Daesh organizza una scuola dell'odio e della violenza per bambini e giovani dei territori controllati in Siria e in Iraq. Sono le altre vittime di questa guerra.

Un insegnante, fuggito dal "califfato", ha detto: "è una generazione perduta che cresce con una minoranza di estremisti e una maggioranza di illetterati". Tra gli estremisti, ci sono i ragazzi combattenti o i kamikaze, addestrati a scuola e in campi speciali. Una generazione perduta. Uno dei motivi principali, per cui le famiglie fuggono dai territori di Daesh, è sottrarre i figli alla scuola islamista o al reclutamento forzato. Daesh viene presentato ai ragazzi (tolti ai genitori) come una nuova famiglia. Con la formazione dei piccoli, il "califfato" vuole creare un "uomo nuovo jihadista". Agisce su di loro sistematicamente con un'educazione fondata sull'odio e il culto della violenza. I regimi totalitari - come ha spiegato George Mosse per nazismo e fascismo - vogliono realizzare un "uomo nuovo" per costruire una società rinnovata. I giovani sono decisivi in questa operazione, perché senza storia. Anche Pol Pot, nella tragica vicenda della Cambogia dei khmer rossi, utilizzò i bambini per controllare e uccidere gli adulti.

L'uomo nuovo jihadista deve crescere in fretta con una scuola di coercizione totalitaria. Per lui, fin dall'infanzia, tutto è islam. Il 40% dell'insegnamento è dedicato al Corano e alla sharia, la legge islamica. È inculcato un odio particolare, oltre che per gli occidentali, soprattutto per i musulmani "apostati", tutti quelli che non si identificano con Daesh. I figli del califfato crescono in un cupo orizzonte, chiuso e dominato dall'odio per quanto non è islam: "L'educazione è fondata sulla violenza" - ha raccontato un testimone. Basta vedere l'uso della fraseologia bellica nell'educazione. Qualcuno fugge e racconta storie terribili. Anche qualche giovane kamikaze si è sottratto al compito di uccidere. I racconti ci fanno vedere, attraverso i loro occhi, una terribile macchina totalitaria, montata con un incrocio di fanatismo e follia di potere. I piccoli sono ancora una volta le vittime.

Articolo di Andrea Riccardi sul magazine "Sette" del Corriere della Sera del 9 settembre 2016
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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