RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
Ha subìto attacchi che volevano ridurne il ruolo sociale. Eppure oggi chiede una più ampia laicità purché favorisca integrazione e convivenza

L'assassinio di padre Jacques Hamel, l'anziano sacerdote di Rouen colpito nel luglio 2016 dai terroristi, ha scosso la Francia. Dopo la tragedia, il discorso pubblico della Chiesa cattolica è stato forte e responsabile. Nella poca chiarezza dei discorsi della classe dirigente francese, l'episcopato ha espresso una visione (non confessionale) sul futuro della Francia multiculturale, in cui molti temono la radicalizzazione islamista. La Conferenza dei vescovi di Francia ha pubblicato, recentemente, un documento sul Paese, Dans un monde qui change, retmuver le sens du polilique «Il vivere insieme è ormai infragilito, attaccato, a pezzi», dichiarano i vescovi, ricordando come le idee tradizionali di nazione, patria e Repubblica siano in discussione e, per tanti, non rappresentino più molto a differenza del passato. La crisi non è l'occasione - come talvolta avviene nell'apologetica religiosa (cristiana, ma anche musulmana) - per invitare a un ritorno ai valori religiosi, fondanti la società. Da parte loro, i vescovi provano ad analizzare "laicamente" le condizioni in cui è possibile vivere insieme in una Francia complessa, non più nazione omogenea, soprattutto con una notevole comunità musulmana (su 64 milioni di francesi, circa sei appartengono all'Islam). Il terrorismo islamista non può essere accreditato come responsabilità dei musulmani francesi. Il presidente dei vescovi francesi, monsignor Pontier, arcivescovo della multietnica e mediterranea Marsiglia, l'ha dichiarato in un'ampia intervista a Le Monde, aggiungendo che gli attentati non devono essere strumentlalizzati per attaccare i musulmani, anche se una parte dei francesi sono preoccupati: «Non ci sono che due soluzioni: o arriviamo a trovare la strada del vivere insieme o ci facciamo la guerra», conclude. In fondo, gli allarmi servono solo ad aumentare la tensione. Monsignor Pontier ha affermato: «Per la Chiesa, è possibile vivere insieme. Bisogna riuscirci favorendo gli incontri e tutto quello che si può 'fare' insieme». Tra l'altro, nella sua Marsiglia, in una quindicina di scuole, la gran parte degli alunni sono musulmani: così si lotta «contro il comunitarismo che ci aizza gli uni contro gli altri». Questo non vuol dire diluire lo spessore della vita religiosa. La Chiesa cattolica è contraria al divieto di portare i segni religiosi nello spazio pubblico, come espressione della laicità dello Stato, per cui s'impedisce alle ragazze musulmane il velo nelle scuole. Per Pontier, «interdire i segni religiosi è incoraggiare le correnti fondamentaliste». Le interdizioni provocano radicalizzazione e sospingono le persone più fragili e giovani in comunità chiuse: «È difficile», dichiara il documento dei vescovi, «parlare tranquillamente di religione nello spazio pubblico». Il vero problema è affezionare alla Francia tutti i francesi, specie i nuovi francesi o gli immigrati: «Bisogna che le persone che accogliamo amino questo Paese», affermano i vescovi. Se le guardiamo sempre in modo negativo, non possono amarlo. Invece, se vediamo in essi persone che ci possono dare qualcosa, arriveremo a crescere insieme». Non si tratta di posizioni ideologiche, ma di un senso concreto della realtà europea, maturato nel contatto con la gente e anche con le situazioni più periferiche. Paradossalmente, la Chiesa di Francia, che ha subìto nella storia la laicità come attacco per ridurre il suo ruolo sociale, oggi chiede una nuova e più ampia laicità. Così si chiude il documento episcopale: «La laicità dello Stato è un quadro giuridico che deve permettere di vivere insieme a tutti, credenti di ogni religione e non credenti». Non deve diventare, continua il documento, «un progetto di società, che mira a una specie di neutralizzazione religiosa della società, espellendo il religioso dalla sfera pubblica verso il solo spazio privato dove deve restare nascosto...». La laicità è vivere insieme nello spazio pubblico e nella società, senza occultare l'identità, sentendo il Paese come proprio destino e futuro. La Chiesa di Francia non ha paura del velo delle ragazze musulmane. Ha cara la laicità, purché favorisca integrazione e convivenza.
 
21 Luglio 2017


 
19 Luglio 2017

Andrea Riccardi è la persona giusta per la Presidenza della Società Dante Alighieri? Libera Chiesa in libero Stato e... dimissioni del Riccardi dalla Presidenza della Società Dante Alighieri. Giosuè Carducci, il fondatore, aveva una visione diametralmente opposta del ruolo che La Dante deve svolgere in Italia e nel mondo per difendere l'italianità, da quella del Riccardi,.. troppo papalino. Il Signor Riccardi occupa diverse cariche e svolge diversi ruoli. Trovo difficile riconoscermi in tutte le posizioni che egli prende pubblicamente, soprattutto quando si esprime come Presidente della Sant'Egidio. Il Signor Riccardi è ANCHE Presidente della Società Dante Alighieri fondata da un laico come Giosuè Carducci. La laicità è stata da allora una costante della Società Dante Alighieri. Lo è ancora? La difesa della italianità nel mondo non deve avere una connotazione cattolica, come spesso avviene ora. Da Presidente della Dante di Montreal non mi sento rappresentato dal Signor Riccardi che sottolinea nei suoi numerosi e frequenti interventi il suo apostolato sociale di chiara radice cattolica. Tengo a sottolineare che i soci della Dante di Montreal sono di diverse origini etniche e di diverse fedi religiose (tra cui l'ebraica). Cosa fare oer evitare di far corrispondere italianità con cattolicesimo? Il Signor Riccardi prenda in seria considerazione la possibilità di rassegnare le sue dimissioni come Presidente della Società Dante Alighieri. NON è la persona giusta per il ruolo che occupa. E lo dico senza nessuna offesa nei suoi confronti.


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