RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 

La rubrica di Andrea Riccardi, Religioni e civiltà, su "Sette" del Corriere della Sera, ripropone oggi una riflessione sullo "Spirito di Assisi", mentre ci si avvia a celebrarne il trentesimo anniversario, l'anno prossimo, nella città di San Francesco.

Lo spirito di Assisi e l'intuizione di Wojtyla. Giovanni Paolo II è stato il primo a farci capire, con la Giornata Mondiale della Pace del1986, che le fedi vanno sottratte all'ideologia politica.

Religioni, violenza, terrorismo, pace: oggi se ne discute molto. Non molto tempo fa, fino agli anni Novanta almeno, il pensiero europeo, nella sua tendenza maggioritaria, considerava le religioni una sopravvivenza del passato, che progresso e secolarizzazione avrebbero posto ai margini della vita sociale. Al massimo sarebbero rimaste un fatto privato per qualche gruppo. In realtà è successo il contrario: oggi le religioni hanno un ruolo pubblico in tante parti del mondo. In alcuni casi legato alle vicende di conflitti.
Proprio in tempi di forte secolarizzazione (quando l'Europa orientale era sotto i regimi comunisti, vera ateocrazia), Giovanni Paolo II intuì il ruolo delle religioni sulla scena pubblica, specie rispetto alla pace. Questa intuizione si concretizzò nell'invito ai leader delle grandi religioni mondiali, il 27 ottobre 1986, per pregare insieme per la pace a Assisi, la città di San Francesco. Ne vennero 63: ebrei, musulmani, induisti, buddisti, animisti, sikh... riuniti con cattolici, ortodossi e protestanti. Tutti, per pregare l'uno accanto all'altro e «non più l'uno contro l`altro» - disse il papa. Fu un'interpretazione creativa del dialogo che scandalizzò molti. I seguaci del vescovo tradizionalista e scismatico, Lefebvre, protestarono contro il sincretismo del Papa, che rinunciava alla verità e si metteva sullo stesso piano le religioni ("false"). Alcuni settori della Chiesa ebbero parecchie perplessità (tra cui - pare - il card. Ratzinger, che non fu presente ad Assisi). Wojtyla volle invece la preghiera come occasione per sottrarre le religioni all'attrazione e alla strumentalizzazione delle passioni bellicose. Ricordo come, nel profondo delle diverse tradizioni religiose, ci fosse un messaggio di pace. C'era anche una motivazione più contingente: che il mondo religioso riprendesse in mano il tema della pace, sottraendolo alla propaganda del mondo comunista.

LA GENESI DI UN'IDEA. La foto della Giornata Mondiale di preghiera per la pace, che ritrae il Papa con i leader delle religioni nei loro abiti variopinti, è una delle immagini religiose più note del Novecento. Da dove venne l'idea di un incontro, che superava secoli di opposizione e voleva inaugurare un movimento per la pace ispirato dalle religioni? Nel 1985, il fisico tedesco Carl Friedrich von Weizsàcker propose al Papa un "Concilio per la pace". Giovanni Paolo II raccolse l'idea e lanciò una Giornata mondiale di preghiera per la pace. Chiese pure una tregua, per quel giorno, ai combattenti. Ad Assisi, le diverse comunità religiose pregarono separatamente, ma lanciarono insieme un messaggio di pace, delegittimando le guerre di religione e fondando religiosamente la pace. Il papa disse: «La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi». Il sogno di Wojtyla era la nascita di un movimento interreligioso di pace, che sgorgasse dalla giornata di Assisi. Il timore delle istituzioni ecclesiastiche fu forte e si tentò di incapsulare la Giornata in un evento irripetibile. Tuttavia questo non è stato possibile. Ancora oggi, trent'anni dopo, lo "spirito di Assisi" resta un riferimento che libera le religioni dalla tentazione della violenza, anima il dialogo tra di loro e la ricerca della pace. E forse oggi è più necessario che mai.
 
17 Settembre 2017

Diceva LAO TZU (VI secolo Avanti Cristo): " Se sei DEPRESSO, stai vivendo nel passato. Se sei ANSIOSO, sta vivendo nel futuro. Se sei in PACE, stai vivendo nel presente." Cosa aggiungere...??? Effettivamente ciò che nel PRESENTE ci DEPRIME, o ci dà ANSIA è legato al nostro attuale PENSARE al passato, o al futuro, al sentire di esserne preoccupati, o di dovercene preoccupare. Tuttavia se nel PRESENTE riuscissimo a pensare solo al PRESENTE stesso, allora questo atteggiamento corrisponderebbe ad un esercizio di sospensione del pensiero e dunque ad una forma di YOGA, forse la più alta...!!!. YOGA ovviamente come FILOSOFIA di vita. Infatti con tale atteggiamento yogico saremmo di fronte alla pratica di una vera e propria ASCESI che potremmo dire costituire un ESERCIZIO della sospensione del pensiero atto a poter cogliere meglio il presente e la sua realtà, dopo esserci disfatti del passato e del futuro. Ma tale esercizio, se pur ad un livello assai meno intenso e invece assai più momdano, fu effettivamente già praticato, per la sua utilità scientifico-conoscitiva, anche CARTESIO: epoché cartesiana. La GENESI della SCIENZA MODERNA, le CONDIZIONI MENTALI e CULTURALI che le permisero di poter spiccare il volo per arrivare fino ad oggi, sembra essere sempre dovuta ad uno sforzo ontologico di calarsi maggiormente nel PRESENTE. Infatti prima della GENESI della scienza moderna gli scienziati, in relazione alle nostre SCIENZE OGGETTIVISTE, e non dunque in relazione alle SCIENZE SUPERIORI, o della SOGGETTIVITA', o SPIRITUALI, vivevano meno nella REALTA' e dunque non erano nel presente, ma col le testa altrove. Fu questa migliore capacità di calarsi nel presente che partì con CARTESIO e la sua epoché, o sospensione del giudizio, che ha qualcosa in comune con LAO TZU, che poi permise un notevole rafforzamento della RICERCA SCIENTIFICA MODERNA. Possiamo dunque concludere che esista anche uno sforzo SPIRITUALE, dunque di liberazione, alla base della nascita della SCIENZA MODERNA ed è dell'ordine, per quanto infinitesimale, di quello sforzo indicato, auspicato, da LAO TZU. PARADOSSALE...??? Mah...??? Prima di CARTESIO la scienza oggettivistica viveva assai meno nel PRESENTE, nella REALTA' e, da qui, la sua IMPOTENZA a vedere bene la realtà stessa, anche per poterla meglio controllare e dominare. La SCIENZA MODERNA ha dunque potuto evolversi in seguito anche ed uno sforzo ascetico, di ordine spirituale, dovuto all'epoché. Assistiamo comunque poi da noi, con il Filosofo EDMUND HUSSERL, ad una notevole INTENSIFICAZIONE dell'esercizio dell'EPOCHE' cartesiana in grado di lasciare intravedere meglio, che l'atteggiamento verso le cose legato a chi noi siamo ontogeneticamente per esserci impegnati ad ESSERE, si trovi sulla stessa strada di quello già indicato da LAO TZU, Per esempio la soluzione trovata alla propria vita dalla più qualificata allieva di Husserl, la EDITH STEIN, credo che possa costituirne un sufficiente REPERTO ONTO-GENETICO della non lontananza, fra la stessa vita di EDITH STEIN, e quella vissuta da LAO TZU. Ma perché papa FRANCESCO non si butta anche qui, su questi temi, in qualche maniera dandoci un mano...???


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