RICCARDI ANDREA
SOCIAL JUNCTION
 
I 150 eritrei della nave "Diciotti" hanno trovato accoglienza in Italia, grazie alla Chiesa, e in altri Paesi. Molti italiani hanno seguito con apprensione il blocco e oggi si rallegrano della soluzione, perché in Italia non è popolare che sulla pelle di questa gente avvenga il braccio di ferro con alcuni Paesi europei. Chi sono gli ospiti della "Diciotti"? Eritrei con alle spalle un lungo e doloroso viaggio attraverso privazioni e violenze (le donne sembra siano state abusate) per lasciare la loro terra. Hanno rifiutato un servizio militare senza limiti per gli uomini e cercano una vita umana fuori dal loro Paese. Se ne incontrano tanti in Etiopia e in tutta l'Africa: rischiano tutto pur di lasciare l'Eritrea. Sono più di mezzo milione nel mondo.
L'articolo 10 della nostra Costituzione garantisce il diritto di asilo agli stranieri cui sia impedito l`effettivo esercizio delle libertà democratiche nel loro Paese. Per la maggior parte degli Stati europei gli eritrei hanno diritto all'asilo (più reticenti sono Gran Bretagna e Danimarca). Gli eritrei non tendono a stabilirsi nel nostro Paese.
Ma l'Italia ha un debito storico verso di loro. Basta andare ad Asmara, capitale dell'Eritrea, per accorgersi dell'impronta lasciata dal nostro Paese. Basta vedere la stazione "Fiat Tagliero" o "la pasticceria moderna". Gli anziani ancora parlano l'italiano. La nostra presenza cominciò nel 1869. Nel 1941, anno dell'occupazione britannica, vivevano in Eritrea quasi 100 mila italiani, circa il 10% della popolazione. La larga presenza di italo-eritrei mostra l'osmosi tra i due popoli, che il fascismo sanzionò come pericoloso meticciato. Molti eritrei - i cosiddetti ascari - hanno combattuto per l'Italia. Erano circa 100 mila nella Seconda guerra mondiale e ancora qualche sopravvissuto avrebbe diritto alla pensione. L'Italia è stata un riferimento per gli eritrei nella loro storia. Indipendente nel 1991 dopo essere stata forzata all'unità con l'Etiopia, l'Eritrea si ritrova in guerra con gli etiopi dal 1998 al 2000 per un contenzioso di frontiera. Da allora i rapporti tra Addis Abeba e Asmara sono stati pessimi, mentre il regime eritreo si militarizza. La buona notizia di questa estate è la pace tra il presidente eritreo lsaias Afewerki e il nuovo primo ministro riformista etiope Abiy Ahmed, che rinuncia al territorio frontaliero all'origine della contesa tra i due Paesi. Un passo importante per l'Etiopia, per cui l'Eritrea è lo sbocco al mare; ma anche per Asmara, dove si spera si alleggerisca la pressione interna. Rifugiati e migranti hanno una storia, come quella degli eritrei della "Diciotti", con cui bisogna misurarsi. Non sono solo un`"emergenza" che si affaccia alle nostre coste. Finché, come europei, non faremo i conti, assieme agli africani, con le tante realtà che producono questi dolorosi esodi provando a ridurne gli effetti, non cambierà molto e troppi soffriranno.
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 2 settembre 2018
 
21 August 2018

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